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Neurochirurgia, 545 viaggi della speranza

Il reparto che non c'è

Volantini davanti
al S.Maria: «Le prime due ore sono decisive, a Verona si arriva tardi» è l´accusa di Gasperotti.
Oggi al S.Chiara

Il volantinaggio di ieri di fronte all´ospedale. Oggi sarà ripetuto a Trento: lo scopo è riproporre neuro-chirurgia in Trentino (Anna Da Sacco)

I trasferimenti in emergenza da Rovereto a Verona sono prassi piuttosto frequente per i pazienti che hanno bisogno di un ricovero in terapia intensiva. La situazione non cambia a Trento, da dove si fa comunque riferimento al neurochirurgico di Verona o a quello di Bolzano. Il Trentino, su questo fronte, non è in grado di fornire una risposta diretta ed immediata.
La posizione dell´Azienda sanitaria è nota. Verona e Bolzano - dicono a Trento - sono vicine. Venti minuti di elicottero, un´ora di ambulanza in «codice rosso». Ma la mancanza di neurochirurgia in Trentino torna periodicamente a farsi sentire, soprattutto quando c´è chi la rirpopone.
Ieri a Rovereto e oggi a Trento il movimento per i diritti «Su la testa» ha avviato un volantinaggio per sensibilizzare gli utenti. Millecinquecento volantini distribuiti in parte di fronte al S.Maria del Carmine e in parte di fronte al S.Chiara. Il movimento, ieri rappresentato da Guido Gasperotti, non usa mezzi termini e nel documento stampato attacca direttamente l´Azienda sanitaria elencando i numeri di una emergenza quotidiana.
«Nel 2001 - si legge nel volantino - sono stati 545 i malati trentini ricoverati per malattie e disturbi del sistema nervoso a Verona e a Bolzano. Sono pazienti con traumi cranici e tumori cerebrali, che oltre al dolore della malattia, sono costretti ad andare incontro al disagio di un trasferimento, con gravi difficoltà per i familiari nell´assistenza. I danni neuropsicologici dopo un trauma hanno una elevata probabilità di verificarsi, oltre che per la gravità del trauma soprattutto per la lentezza dell´intervento.
Un trauma cranico, banale o catastrofico che sia, può ledere il cervello. Se si interviene prontamente si può non solo salvare la vita del traumatizzato, ma evitargli danni che rappresentano un costo personale e sociale non indifferente. Si ritiene che l´intervento chirurgico dovrebbe avvenire entro due ore dal trauma cranico. Ma questa celerità non viene garantita ai traumatizzati cranici del Trentino.
Uno studio del 1998 ha rilevato che il tempo di trasferimento da Trento o Rovereto verso neurochirurgia di Verona mediamente è superiore alle sei ore. Ciò significa che ai traumatizzati non vengono fornite tutte le potenzialità mediche che invece sono assicurate nelle province limitrofe.
In Trentino i traumi cranici sono mediamente 1500 all´anno. La provincia di Trento mostra un incremento notevole di popolazione durante le due stagioni turistiche. Questo aumento di residenti porta ad una accentuazione delle probabilità di incorrere in traumi cranici (incidenti d´auto, moto e per l´attività sportiva). Quasi il 30% dei traumatizzati interesse non residenti, vale a dire quasi un turista al giorno, estivo o invernale. La mancanza di neurochirurgia è un pessimo biglietto da visita anche per il turismo trentino».
A quanto sostiene «Su la testa» va aggiunta un´altra considerazione. Quelle ambulanze e quegli elicotteri che volano dal Trentino a Verona (o Bolzano) all´occorrenza, vengono inevitabilmente distratti dal servizio di prima emergenza.
D.P.

      L'Adige, 30 marzo 2003, pag. 30

 

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